ARANCIONI IN CRISI Ucraina, rissa a tre per le poltrone
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paolo brera
A un mese e mezzo dalle elezioni che hano dato la maggioranza relativa al Partito delle Regioni di Viktor Janukovych e umiliato il presidente Viktor Jushchenko col dare il primo posto, fra i partiti dell’ex coalizione “arancione“, alla sua rivale Julija Tymoshenko, a Kiev ancora non si parla di un governo. Anzi, se ne parla, se ne parla fino alla nausea, ma non si arriva mai a formarlo. In settimana la notizia bomba: trattative sospese perché la Tymoshenko vuole il premierato per sé, la presidenza della Camera per il suo amico Oleksandr Moroz del Partito socialista, e un bel sorriso a Nasha Ukraina, visto che, dice la risoluta trecciona, ha già il presidente. Insomma, una pura questione di poltrone. Janukovych, che mangia pane e volpe tutte le mattine, ha già lanciato un’esca da una tonnellata: il suo partito è pronto a scendere a compromessi, ha detto, e non rifiuta l’alleanza con nessuno. Non ha funzionato fino in fondo: i tre partiti arancioni hanno poi comunicato di avere ripreso i negoziati.
Ma riusciranno a concluderli e presentarsi insieme al nuovo Parlamento, la cui seduta inaugurale è fissata per il 25 maggio alle 10 ora locale? C’è da dubitarne. Il nocciolo del problema è che Jushchenko non vuole la Tymoshenko nel ruolo più importante del sistema politico, che con il nuovo ordinamento costituzionale dell’Ucraina non è più quello del presidente ma quello del primo ministro. Nel periodo in cui aveva le leve del governo, Julija Volodymirovna gliene aveva combinate che la metà basta. Ha spaventato gli imprenditori nazionali e gli investitori esteri, ha irritato la Russia, ha cercato di controllare i prezzi per decreto, cosa che come ognun sa è la tredicesima fatica di Ercole, oltre a essere vietato dall’undicesimo comandamento.
La coalizione arancione, però, si sta rivelando troppo disunita. Per forzare una soluzione, Jushchenko ha a disposizione due armi. La prima: sciogliere il Parlamanto e indire nuove elezioni se fra circa venti giorni non c’è un governo, un governo purchessia. Questo potere glielo dà la Costituzione nella sua forma attuale. Seconda arma: saltare il fosso e fare l’accordo con Janukovych. Il quale ce la sta mettendo tutta per indorare la pillola. Uno degli scogli è la lingua russa. La Partija Rehioniv di Janukovych vuole che sia elevata al rango di seconda lingua ufficiale. E dove comandano i regionalisti, a livello locale, è stata in effetti da più parte proclamata lingua ufficiale locale. A questi tentativi il governo centrale ha per lo più risposto picche, aprendo un contenzioso. Ma Janukovych, scalterrimo, dice che in tema di minoranze l’Ucraina deve semplicemente arrivare agli standard europei. Non ci sono solo i russofoni (lasciamo perdere la questione se i russofoni possano dirsi russi oppure siano ucraini che parlano russo): ci sono anche i tatari di Crimea, e altre minoranze nazionali. La loro lingua è riconosciuta né più né meno di quella dei croatofoni del Molise e dei greki del Leccese, cioè niente del tutto.
Intanto che i futuri ministri arancioni si scannano per decidere su quale poltrona ciascuno di loro potrà posare le chiappe, il Paese osserva stranito. L’economia ha rallentato parecchio, il 2005 si è chiuso con un pil in aumento del 2,6 per cento e il 2006 sta mantenendo più o meno la stessa velocità. L’inflazione è oggi come allora a due cifre, per un filo, ma peggiorerà presto perché saranno traslati sul consumatore i rincari del gas, quelli diciamo così decisi insieme ai russi in gennaio (che è un modo di descrivere ciò che è avvenuto equivalente a dire che ieri io ho pranzato insieme alla faraona che mi hanno portato arrosto). Sul piano internazionale l’Ucraina fa la dispettosa con la Russia, si allinea all’America, si lascia ispirare dalla Polonia i cui governanti e ambasciatori incontra un giorno sì e uno no. Dichiara di voler aderire alla Nato e poi racconta che la Nato non è rivolta contro nessuno, che è una bella quanto ingenua disconferma per i russi: e noi chi siamo?, reagiscono quelli, prima di adottare contromisure meno liliali delle semplici frasi.
L’Ucraina non solo ha bisogno di un governo, ma ha bisogno di un governo straordinariamente abile per pilotare la nave dello Stato nell’attuale temperie politica e geopolitica. Invece, a un mese e mezzo dalle elezioni, ha solo tre team di negoziatori che rissano per spartirsi le poltrone.
[Data pubblicazione: 21/05/2006]
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