Cota presenta il vademecum “Stop alla contraffazione” Falsi, un flagello che crea disoccupazione Un giro d’affari di quasi 14mila miliardi di lire, come l’intero export calzaturiero o una Finanziaria-bis |
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FABRIZIO DE MARINIS
Un flagello che ogni anno spegne centinaia di aziende, falcidia migliaia di posti di lavoro, intossica milioni di cittadini, fa terra bruciata di interi settori industriali e mercantili. La contraffazione e l’industria delle clonazioni e dei falsi è un fenomeno che è ormai degenerato in ogni settore e coinvolge tanto il lusso quanto i grandi consumi e che nel 2005 è costato all’Europa oltre 175mila disoccupati. Non solo. Il fatturato dei falsi in Italia supera ormai i ricavi del gruppo Pirelli e della Fiat messi assieme. In Europa supera la manovra economica annuale di un medio paese come il Belgio. In valore nel nostro Paese equivale all’export di tutto il settore calzaturiero ad una Finanziaria-bis. Cifre e dati che fanno riflettere e che gettano allarme. La stima è stata fatta ieri dal sottosegretario alle Attività produttive nonchè Altocommissario Anti-contraffazioni, Roberto Cota, alla seconda giornata della Convention Ice 2006, a Fiera Milano, che ha anch’essa reso operativa una struttura di controllo contro i falsi esposti durante le manifestazioni, nelle nuove strutture di Rho. La giornata si è aperta con due tavole rotonde. La prima “Formazione, ricerca e innovazione: fattori di competitività del Sistema Italia” alla presenza del vice ministro Guido Possa e di altri relatori tra i quali Aldo Bonomi, direttore Aster, Giorgio Basile per Assolombarda, Paolo Terribile presidente del Club dei Distretti; l’altra, “Pubblico e privato: il successo delle iniziative comuni” alla presenza di Mario Valducci, sottosegretario alle Attività Produttive, Maurizio Beretta, direttore generale di Confindustria,Riccardo Illy e tra gli altri Gianfranco Caprioli di Scambi-Map, Massimo d’Aiuto di Simest, Giorgio Tellini di Sace e Luigi Corbò di Ipi. Un universo complesso quello dell’export italiano che coinvolge quasi mezzo milione di imprese nel processo di internazionalizzazione, ovvero importatrici e esportatrici effettive e potenziali. Alle 180 mila imprese esportatrici infatti vanno sommate 150 mila aziende in grado di collocarsi sui mercati di tutto il mondo. Il resto sono aziende importatrici. Lo ha affermato Gaetano Fausto Esposito, direttore generale di Assocamerestero, durante la convention. “Stop alla Contraffazione”, la pubblicazione presentata dal sottosegretario Cota - che ha voluto ringraziare Maurizio Beretta per le lodi all’attività dell’Altocommisariato e l’ambasciatore Umberto Vattani presidente dell’Ici - è un vademecum di facile utilizzo ad uso dell'imprenditore italiano per capire come difendere le produzioni dal rischio della falsificazione. Questo vuole essere la Guida Pratica preparata dal Ministero delle Attività Produttive e dall'Ice in collaborazione con l’Università di Roma “Tor Vergata”. «Si tratta di una guida - ha spiegato Cota - che dà una serie di indicazioni molto utili ai nostri imprenditori per potersi difendere dalle contraffazioni, che interessano un giro d'affari pari a 7 miliardi di euro all'anno (poco meno di 14mila miliardi di vecchie lire n.d.r.)».
Un vero e proprio strumento di difesa disponibile per gli imprenditori, i quali, però, grazie ai suggerimenti presenti nella guida, potranno anche agire, insieme, contro i falsi che circolano per il mondo. Il primo passo suggerito è la registrazione del marchio o brevetto nei paesi ritenuti di interesse commerciale. In un secondo momento è importante poi che l'impresa crei un canale interattivo con l'esterno, tramite ad esempio la creazione di un servizio di numero verde, per ricevere segnalazioni (sia dai consumatori che dai rivenditori) su eventuali anomalie dei propri prodotti o servizi. Allo stesso modo è consigliato di inserire prima della commercializzazione, all'interno dell'apparato tecnologico del prodotto, efficaci strumenti di identificazione come una stringa, un marker o le “microscritture” e gli “ologrammi”. È su questo punto, hanno insistito Cota e Gustavo Olivieri dell’Università di Roma “Tor Vergata”, che bisogna intervenire con una mobilitazione della sensibilità nazionale, uno degli scopi primari della guida: «I primi tre capitoli di quest'opera - ha spiegato Olivieri - trattano i tre argomenti chiave: come difendersi dalla contraffazione, come prevenirla e come valorizzare i diritti di proprietà industriale. Sono tre temi legati tra loro: la prevenzione è la miglior difesa, e per prevenire la contraffazione bisogna avere ben chiari quali sono gli strumenti di tutela delle proprie opere». Registrare il proprio marchio o il proprio brevetto è sempre il primo passo in direzione della sicurezza, e per le imprese è utile anche creare un canale interattivo con la clientela: per esempio, un numero verde per registrare anomalie o problemi relativi ai prodotti aiuta a identificare celermente la presenza di copie contraffatte sul mercato. «È importante ricordare - ha precisato Cota - che comprare merce contraffatta è un pericolo, non solo per l'economia, ma anche per la sicurezza di chi acquista. Ormai le contraffazioni non riguardano più solo i beni di lusso, come le borse o gli orologi, ma sono estese a beni di largo consumo: giocattoli, detergenti, parti di ricambio per macchinari. C'è bisogno di una battaglia culturale per far capire che comprando merce contraffatta si risparmia economicamente, ma ci si procura anche grandi rischi».
Oltre alle normali procedure che un imprenditore può seguire per tutelare i propri prodotti, ci sono anche ulteriori canali messi a disposizione dal ministero per le Attività produttive per difendersi dalla contraffazione: «La Guardia di Finanza è nostra alleata in questa battaglia - ha continuato Cota -. Ad ottobre 2005 è stato predisposto l'Alto commissariato per la Lotta alla contraffazione, una task force con membri delle Fiamme gialle, dell'Agenzia delle dogane e di enti specifici, pronta ad agire e a dare consigli a seconda delle necessità». Non è tutto: l'Ice stesso offre un servizio di desk per le imprese con sedi all'estero, nei Paesi dove il pericolo di furto della proprietà intellettuale è più concreto: Cina, Russia, ma anche India e Turchia. Attraverso i desk dell'Istituto, le imprese possono formare personale per la sede estera, avere consulenze specialistiche oppure assistenza legale.
[Data pubblicazione: 25/01/2006]
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