PICCOLE BARCHE ABBANDONANO LA NAVE MADRE VICINO ALLA RIVA Immigrati, arrivano i clandestini “fai da te”
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Piccole imbarcazioni con un massimo di 10 clandestini a bordo. Salpano dalle coste tunisine diretti a Lampedusa. Immigrati “fai da te”, giunti sulla più grande delle Pelagie con un guscio spinto da un fuoribordo.
L'ultimo mini-sbarco è di ieri mattina: in 5 sono approdati sulla spiaggia dell’isola dei Conigli. A dare l’allarme sono stati i bagnanti che hanno assistito alla scena. Gli extracomunitari sono stati portati al centro di accoglienza. Stesso destino per i 165 che viaggiavano a bordo del barcone intercettato ieri mattina da un elicottero del comando aeronavale della Guardia di finanza a 20 miglia a sud di Lampedusa.
Trasferiti sulle motovedette delle Fiamme gialle hanno raggiunto la riva. Tra loro c'erano sei donne. Nella struttura dell’isola, che ha una capienza massima di 190 persone, al momento si trovano 409 immigrati. Non cessano dunque i maxi sbarchi anche se gli investigatori fanno notare che le traversate con imbarcazioni di dimensioni ridotte sono sempre più frequenti. Due giorni fa altri 9 clandestini, provenienti dalla Tunisia, avevano preferito alle carrette stipate piccoli gusci: anche per loro la meta era Lampedusa. Ed un fenomeno analogo ha caratterizzato gli arrivi delle scorse settimane sulle coste del ragusano: barconi identici con non più di 30 persone a bordo; tutte africane, molte originarie di Paesi per cui è possibile richiedere asilo. Partiti dalle coste libiche, diretti a Malta o verso la Sicilia. Secondo gli investigatori de La Valletta, dietro ci sarebbe un’unica organizzazione che si serve di imbarcazioni piccole, tutte uguali, con i numeri di serie successivi, spesso affidate agli stessi clandestini. A poche miglia dalle coste vi verrebbero fatti salire lasciando la nave madre che si allontanerebbe abbandonandoli al loro destino. Una di queste, la scorsa settimana, si è rovesciata per il maltempo: due dei 27 passeggeri sono stati salvati a 65 miglia da Malta mentre tentavano di restare a galla attaccati al relitto capovolto. Degli altri 25 non si è trovata traccia. I superstiti hanno raccontato di essere partiti dalle coste libiche a bordo di un barcone e di essere diretti in Sicilia. Sarebbero rimasti in acqua per 5 giorni.
Sempre sul fronte immigrazione clandestina ieri si è registrato un arresto singolare: un cittadino slavo è finito in manette durante le sue nozze. E’ stato fissato, infatti, per domani davanti al Tribunale di Udine, il processo contro Alban Bahtir, di 23 anni, serbo montegrino di etnia kosovara, arrestato l’altro ieri per violazione alla legge sull' immigrazione Bossi-Fini, dalla Polizia nel municipio del capoluogo friulano durante la cerimonia di nozze. L’arresto è stato fatto da due agenti che hanno ammanettato il giovane, in abito scuro e papillon, pochi istanti prima che, insieme alla futura moglie, Marianna Pruiti, di 21 anni, firmasse il registro di matrimonio che avrebbe regolarizzato la sua posizione. Alban Bahtir era stato espulso lo scorso 4 febbraio dal Questore di Udine perchè trovato non in regola con il permesso di soggiorno in Italia. È stato bloccato dopo che il suo nome era stato rilevato all’albo pretorio del comune fra le pubblicazioni di matrimonio. Bahtir, che vive e lavora in Austria con un regolare permesso, era rientrato da due giorni in Italia proprio per il matrimonio e aveva ottenuto tutti i documenti dal consolato della Jugoslavia.
[Data pubblicazione: 28/08/2005]
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