TOTALITARISMO DI ALLAH: NAPOLEONE AVEVA RAGIONE
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SILVIO CALZOLARI
«Il sistema democratico predominante nel mondo non è adatto per le genti della nostra regione... così come il sistema delle libere elezioni non si adatta al nostro popolo» Questo ebbe l’onestà di dichiarare Re Fahd d’Arabia Saudita in un’intervista (Foreign Affairs, estate 1993), in cui di fatto ammise l’incompatibilità dell’Islam con il pensiero democratico d’Occidente. Almeno re Fahd fu onesto. Molto più onesto di tanti intellettuali e politici della nostra Sinistra radical-chic, filoislamica, terzomondista e salottiera, che continuano a cercare principi democratici e liberali in un Islam dove religiosità e libertà sono inconciliabili, dove la dignità dell'individuo è spesso schiacciata, dove l'uomo deve piegarsi alla religione e sottomettersi a Dio e dove, più spesso di quanto si creda, nelle ideologie politiche si manifestano impulsi totalitari.
Fu Napoleone Bonaparte uno dei primi a riflettere sulla natura totalitaria dell’Islam. Nelle sue “Conversazioni Religiose”, raccolte dal cavaliere di Beauterne, nell’isola di Sant’Elena, dopo la sconfitta di Waterloo del 1815, il grande condottiero mette in tragica evidenza la realtà di un Islam purtroppo ancora oggi molto attuale.
Napoleone, dopo una breve riflessione su Maometto (“ovunque in Maometto si scopre l'uomo ambizioso, il vile adulatore di tutte le passioni più care al cuore degli uomini”) e sul Corano (“libro pieno di confusione e oscurità”) non ha dubbi ad affermare che l'Islam “non è altro che un ardito sistema di dominio e di invasione politica” (Confessioni Religiose, a cura di Luigi Masalli Migliorini, Roma, 2004, pp. 72-73). Per Napoleone il Profeta dell’Islam è “un falso profeta... che ha sentito il bisogno di giocare due ruoli: quello politico e quello religioso... ha voluto portare l’arabo verso la verità di Dio, oppure verso la seduzione di tutte le gioie permesse in questa vita e promesse come speranza e ricompensa nell'altra? Bisognava conquistare un popolo. L'appello alle passioni era, dunque, necessario. Ebbene vi è riuscito. Presto o tardi la mezzaluna sparirà dalla scena del mondo e la croce vi rimarrà”.
La speranza di vedere la mezzaluna islamica tramontare non si è, ad oggi, realizzata, ma l’intuizione di un Islam inteso come sistema di dominio si è rivelata esatta se ancora nel 1921 il filosofo Bertrand Russell sottolineò come l’islamismo mirasse a controllare in maniera totalitaria la vita religiosa, sociale e politica dell’umanità. E lo fece mettendolo in parallelo ad altre ideologie totalitarie dalla tragica potenzialità distruttrice, il comunismo ed il bolscevismo. Per Bertrand Russell: “Il bolscevismo unisce le caratteristiche della Rivoluzione Francese a quelle della nascita dell'Islam” (Theory and Practice of Bolshevism, Londra 1921, pag. 5). E ancora: “Marx ha insegnato che il comunismo è fatalmente destinato ad accadere; ciò causa uno stato d’animo non dissimile da quello dei primi successori di Maometto” (cioè i cosiddetti “Califfi virtuosi”) (op. cit. p. 29); ed infine: “Tra le religioni, il bolscevismo, deve essere considerato insieme al maomettanesimo, piuttosto che insieme al Cristianesimo e al Buddismo. Le ultime due sono principalmente religioni personali, caratterizzate da dottrine mistiche e amore per la contemplazione. Il maomettanesimo ed il bolscevismo sono pratici, sociali, non spirituali, impegnati a conquistare l'impero del mondo” (op. cit. p. 114).
In effetti, dall'analisi di Russell, le due “religioni politiche” nel loro aspetto imperialista, dispotico e totalitario sono l'antitesi dello stato di diritto come noi lo conosciamo , anzi mirano all'annientamento del politico, come luogo del pluralismo, dell'alterità, del dibattito, senza il quale nessuna libertà sarebbe concepibile. L'integralismo islamico utopizza il “Califfato virtuoso” del VII° secolo, rimasto nella memoria (o piuttosto nell'immaginario) dei musulmani come modello di un regime politico completamente sottomesso ai precetti religiosi del Corano e all’applicazione int’grale della Legge (Shari'a). E adotta il postulato che la Legge sviluppata ed esposta dagli ulema (dottori coranici) sia di origine divina e quindi valida ovunque e in tutti i tempi; così il suo valore oltrepassa l'aspetto pratico e contingente delle singole realtà dove deve essere applicata. È in ultima analisi la messa in pratica dello “Stato Perfetto” teorizzato da Platone, quello dell’età dell’oro (identificato nella Mecca ideale di Maometto e dei primi califfi). È lo stato definitivamente immobile. L’Islam integralista propone una dottrina della fine della storia e della distruzione del “mondo dell'infedeltà” (dar al-harb), mondo che non ha diritto ad esistere, perché è la “sottomissione” (Islam) che dà diritto all’integralismo islamico postula così un mondo dove lo Stato è concepito come strumento di applicazione della Legge e delle disposizioni divine. Perché questo modello sia possibile è però necessario che la società sia impregnata di principi religiosi, ne sia devota, e bisogna che si “sottometta” al modo di interpretarli come sistema politico e normativo. Insomma la società deve essere islamizzata. La natura totalitaria dell’Islam fondamentalista si manifesta attraverso l’applicazione della shari'a (Legge), che controlla la vita dell’uomo, della comunità in tutti i suoi aspetti ma anche con il jihad (la Guerra Santa) che è sì “sforzo interiore” contro i vizi ed il male, ma che è anche lotta contro i nemici della Fede e ha come suo fine ultimo la conquista del mondo intero, in modo da sottometterlo ad una sola autorità. Il totalitarismo islamico è l’antitesi di ogni società libera e propone un regime immobile ed immutabile capace senz’altro di riprodursi ma non di evolvere e trasformarsi.
Parafrasando l'interpretazione del totalitarismo di Miguel Abensour (De la Capacité - Architecture et regimes totalitaires, Paris, 1997, p. 38), direi che con le sue premesse escatologiche, le sue attese millenariste, le sue icone (Maometto e i Califfi Virtuosi) e i suoi rituali (spesso di morte), l’Islam totalitarista si presenta come una religione che disgrega la società e trasforma i popoli in una comunità di fedeli sottomessi.
L'individuo è stritolato, annullato, assorbito nella Fede che è Costituzione e Stato. E lo Stato appare come una comunità compatta in cui gli individui si dissolvono.
L’identità islamica proposta dal fondamentalismo costituisce per l’Occidente una frattura culturale e mette in crisi la stessa sopravvivenza delle nazioni e dei popoli europei.
Silvio Calzolari
[Data pubblicazione: 10/08/2005]
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