A marzo via libera alle nuove regole sul culto in vista delle Olimpiadi del 2006 La Libertà religiosa secondo Pechino non convince i cattolici “clandestini”
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Libertà religiosa: ossia uno dei tanti punti dolenti della Cina moderna. Ne parla Jia Zhiguo, vescovo della Chiesa “clandestina” della provincia cinese dell’Hebei, che di problemi legati alla mancanza di libertà religiosa se ne intende, avendo passato nella patrie galere circa 20 dei suoi 70 anni. Dall’inizio del 2004, è stato fermato dalla polizia per cinque volte, l’ultima dal 5 all’8 gennaio scorsi. Il vescovo afferma di non conoscere nel dettaglio il nuovo regolamento sulla religione che entra in vigore il prossimo primo marzo. «Mi hanno detto che è relativamente liberale, che è stato scritto avendo in mente che nel 2008 ci saranno le Olimpiadi a Pechino», ha detto Jia raggiunto telefonicamente dall’agenzia di stampa Ansa. Secondo l’agenzia d’informazione Nuova Cina, il preambolo del regolamento afferma che nessuno deve essere discriminato in base alla sua credenze religiose. «Nessuna organizzazione o individuo può obbligare i cittadini a credere o meno in una religione», si legge in uno degli articoli citati dall’ agenzia. Gli analisti temono che garantendo i “diritti legittimi” si dia, di fatto, mano libera nella repressione di tutto quanto “legittimo” non è considerato. Il che va dai cattolici clandestini - cioè i milioni che riconoscono l'autorità del Papa contro i dettami della Chiesa patriottica controllata dal Partito comunista - alle varie congregazioni cristiane, alle vere e proprie sette che si rifanno a una o più religioni, ai culti esoterici e shamanisti che sono tornati in auge nelle campagne. «Quello che posso dire - ha proseguito il vescovo - è che per ora non vedo nulla di cambiato. So che l’Ufficio di Pubblica Sicurezza della nostra regione sta studiando il nuovo testo e so che nelle ultime settimane mi hanno seguito costantemente, anche quando sono andato a trovare un mio anziano parente». «Credo che il mio ultimo arresto - aggiunge Jia Zhiguo - non sia legato alla promulgazione del nuovo regolamento, ma piuttosto all’elezione del vescovo ausiliario della nostra diocesi, quella di Zheng Ding. E’ stata un’elezione totalmente controllata dallo Stato. Ognuno dei 53 preti della Chiesa “patriottica” che vi hanno preso parte era guardato a vista da un poliziotto. Alla fine è stato eletto un candidato contrario al Vaticano, e io sono stato rilasciato».
Anthony Liu Bai Nian, dirigente dell’Associazione dei cattolici “patriottici” - che, cioè, riconoscono il Papa come autorità religiosa, ma non politica e che sostengono il Partito Comunista - ritiene positivo che venga istituita una regola unica, che valga per tutto il Paese. «Il controllo del governo sulla religione - sul quale padre Anthony è d’accordo - deve essere esercitato in base a delle leggi, delle regole precise. Altrimenti c’è il rischio che i funzionari facciano confusione». In altre parole, si spera che l’esistenza delle nuove regole serva a limitare gli abusi. Il più grave caso di persecuzione verificatosi in Cina negli ultimi anni è stato quello che ha visto al centro il Falun Gong. Migliaia di seguaci di questo gruppo religioso, che ha organizzato nel 1999 un’imponente manifestazione di protesta a Pechino, sono stati inviati in carcere o nei campi di lavoro.
Secondo le cifre fornite dalle associazioni religiose “patriottiche” in Cina ci sono attualmente tra i quattro ed i sei milioni di cattolici, 17 milioni di protestanti ed almeno cento milioni di persone che praticano con regolarità i tradizionali riti del buddismo e del taoismo. Non pervenuti i dati sul confucianesimo.
[Data pubblicazione: 15/01/2005]
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