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Il maremoto non placa il fondamentalismo islamico
Dall’Indonesia alla Thailandia sacerdoti denunciano minacce
GIAKARTA - Mentre le autorità indonesiane invitano eserciti e organizzazioni non governative occidentali a lasciare entro tre mesi il Paese “gigante” musulmano, si susseguono le minacce di gruppi fondamentalisti che accusano i soccorritori di fare “evangelizzazione” con la “scusa” del maremoto.
INDONESIA - Padre Chris Riley, sacerdote cattolico australiano, ha ricevuto minacce dai fondamentalisti islamici di Banda Aceh che gli hanno intimato di non convertire al cristianesimo bambini islamici. E’ quanto rende noto l’agenzia Fides, spiegando che il sacerdote è arrivato il 7 gennaio nella località colpita dal maremoto, per costruire un orfanotrofio. L’agenzia Fides ha citato il gruppo radicale Islamic Defenders Front come autore delle minacce. Lo stesso gruppo ha messo in guardia le organizzazioni e i soccorritori da qualsiasi scopo che non sia quello umanitario verso le popolazioni della provincia di Banda Aceh colpite dal maremoto del 26 dicembre scorso. Se costoro - ha detto uno dei dirigenti del movimento ribelle - arrivano con «un qualche scopo segreto - colonialismo, imperialismo o missionario - , penso che questo sia molto, molto pericoloso».
I “RIBELLI” - Ci sono poi i separatisti del Gam, il più importante dei gruppi ribelli di Aceh. Il Gam combatte da 26 anni contro il governo di Giakarta per l’indipendenza di questa regione, dove vorrebbe instaurare uno stato regolato dalle leggi del Corano. Le autorità indonesiane dicono di temere azioni dimostrative del Gam contro cittadini occidentali e hanno concesso un permesso speciale di due settimane per tutti gli operatori umanitari stranieri. Il governo ha stabilito inoltre che soldati e volontari stranieri dovranno lasciare la zona entro tre mesi. «Tre mesi sono sufficienti, ma se partono prima, meglio», ha affermato il vicepresidente, Yusuf Kalla, citato dall’agenzia di stampa Antara. L’Unicef tuttavia ha cercato di gettare acqua sul fuoco: «Resistenza agli occidentali in Indonesia? Per il momento non si avverte e il governo indonesiano sembra orientato a mantenere buoni rapporti con tutti», ha dichiarato Giancarlo Rotigliano, rappresentante italiano dell’agenzia Onu.
THAILANDIA - Tensioni anche in Thailandia. Il missionario cattolico Don Bruno Rossi è stato addirittura additato da un gruppo vicino al sodalizio del terrore Al Qaida. Il sito informativo “islam-memo” lo indica come evangelizzatore dei musulmani tailandesi. «Nel sud ho trovato una situazione tesa, avevo intenzione di ritornarci ma ho deciso di andare in un’altra provincia dove non ci sono musulmani», ha commentato Don Rossi. Il religioso, originario della diocesi di Padova, non sembra particolarmente preoccupato dalle accuse rivoltegli dal sito fondamentalista islamico. «Continuerò ad operare con serenità come ho sempre fatto - afferma - anche se da ora in poi starò più attento. Sono stato la scorsa settimana alcuni giorni in una zona del sud del Paese dove vivono dei pescatori musulmani. Ho fatto dei sopralluoghi per organizzare un intervento in una delle regioni più remote della Thailandia. Ma ora ho deciso di non andare più lì, spostando il mio intervento in un’altra zona non abitata dai musulmani». Don Bruno Rossi assicura però che la missione non ha alcuna finalità evangelizzatrice. «Nella zona del sud ho trovato un pò di tensione su questo fronte - afferma - ma per questo abbiamo deciso di dare i nostri aiuti direttamente al sindaco del villaggio, il quale poi provvede a distribuirli. Non li consegnamo direttamente alle popolazioni colpite. Comunque il progetto di intervento in quella zona musulmana rimane in piedi, ma credo lo gestirà direttamente la diocesi che opera sul posto. Effettivamente, come riporta il sito islamico - prosegue il sacerdote - sono andato nel sud accompagnato da altre persone, in particolare da suore, però non operiamo alcuna opera di evangelizzazione». Don Rossi è convinto che le popolazioni locali non manifestino alcun tipo di ostilità di tipo religioso nei confronti dei missionari. «E' vero che facciamo opera di evangelizzazione - ha concluso - ma solo nel nord che è buddista ed in particolare con le popolazioni animiste che vivono sui monti, non certo nelle province musulmane».

[Data pubblicazione: 13/01/2005]

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