Briciola e Syrah
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Come spesso ripeteva mia nonna Isolina, Gesù Cristo una volta è sceso da cavallo per raccogliere una briciola di pane. Mia madre Rina diceva invece che il contadino è uno che quando mangia un chicco di granturco sa che per averlo ci è voluto un anno. Non è facile ricordarsi della sacralità del cibo, ma è necessario. Mangiare cibo locale significa a un medesimo tempo rispettare gli antenati, mangiare alimenti più freschi e dunque più salutari, mangiare bene, sprecare meno cibo perché arriva alla nostra bocca senza fare molta strada né essere immagazzinato, e contribuire a un nuovo rapporto con la terra in tutto il mondo. Dietro il Simposio c'è tutto un discorso di questo genere, anche se noi ci concentriamo sul piacere della tavola e non sulla produzione biodinamica o sul commercio equo e solidale. Fatta questa premessa, le nostre indegne persone hanno sperimentato la Briciola. Officianti del rito della Pacciada, oltre al Vostro Aff.mo, la Maria Adalgisa De Luigi, detta la Commensale Pavese, la Anna Calatti, detta la Più Forte, il Mario Grassi detto l'Art Corridor.
E nel primo mistero godurioso abbiamo contemplato lo Syrah Kaid Alessandro di Camporeale, un incredibile vino siciliano (30 euro) intorno al quale, credete, vale la pena di imbastire l'intero pranzo. Il vino è indescrivibile: cangiante, con un sapore all'inizio del pasto e un altro alla fine, fruttato, con un bouquet di odori e sapori unico. Vaniglia, cannella e spezie si notano subito. La CommPav grida: «Senti il retrogusto di noce!» Più tardi, liquirizia. Aspettiamo ancora un po' e compaiono la rosa e il ciclamino!
Misteri sempre goduriosi ma minori sono il molto apprezzabile Roero Arneis Portinale 2003, un liquido miele di biancospino e cappero con un vago sentore di pera al palato, e un Moscato di Pantelleria Lago di Venere che non va esente da qualche critica: «Non è rotondo», dice la Più Forte, che non ha presente la Legge di Avogadro; «Acquoso», rincara l'Art Corridor. Io chioso dicendo klipp und klar, malgrado la mia leggendaria tolleranza per il vizio degli astemi, che in questo ristorante non è pensabile mangiare soltanto, bisogna anche bere.
I primi piatti sono vari, ma la palma deve andare, secondo il vostro Scriba che sont mi quell, ai plebei spaghetti al tonno e pinoli (con l'Arneis). Buono anche il risotto al salto, che nei ristoranti milanesi ormai stanno sempre più chiamando "risotto alla Gianni Brera", ma un po' troppo grasso; buoni gli gnocchi al tartufo, sebbene il profumo sembri essenza; e accettabili i maccheroni al ragù di chianina.
Con i secondi, addosso al Syrah. A mezzogiorno è da consigliare l'insalata con il pollo saltato, la sera il carpaccio Turris con verdure e formaggio fuso, del quale le signore e Mario parlano benissimo ma io, che amo il cibo kasher, vedo meno bene, almeno per me (ma sono uno contro tre…). Discreti il filetto al Barolo e la tagliata con carciofi e patate. La bocca l'è minga stracca senonché la sa de vaca, dice il proverbio milanese, e come formaggio c'è un parmigiano e un gruviera senza spocchia, che io consiglio. Il capitolo dolci vede un soufflé al cioccolato che le signore dichiarano epico e una mousse pure al cioccolato che è indimenticabile; e con il buon caffè le prelibate friandises servite nei vecchi recipienti di vetro da biscotti.
«Bellissime signore, benevoli signori, il Simposio certifica questo ristorante?», domando io alla fine, come Simposiarca. La risposta va al di là del semplice sì o del semplice no. Raccomandiamo a chi ci dà retta di andare alla Briciola con fiducia perché la serata sarà bellissima, di bere Syrah o di farsi consigliare da Giovanni Valveri sul vino, e sopra tutto di prendersela calma. Come noi non abbiamo fatto, perché non era sera ma mezzogiorno e siamo dovuti schizzar via per gli impegni meno rimandabili.
[Data pubblicazione: 12/12/2004]
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