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MEMORANDUM PER CIAMPI & C. / Le denunce di Amnesty International
Diritti, la faccia scura della Cina
In una fase in cui i rapporti politici e commerciali tra Unione Europea e Cina sono oggetto di ampia discussione, Amnesty International ha reso pubblico un nuovo rapporto sulla pena di morte in Cina e ha chiesto ai ministri degli Esteri dell’Ue di considerare attentamente la richiesta di Amnesty International per una moratoria sulle esecuzioni in Cina.
Il rapporto, intitolato Mandati a morte “nel rispetto della legge”? La pena di morte in Cina, denuncia come le autorità cinesi violino sistematicamente le norme interne e internazionali nell’esecuzione di migliaia di condanne a morte ogni anno. Il rapporto giunge in seguito alle affermazioni di un importante parlamentare cinese, secondo il quale ogni anno nel Paese vengono eseguite 10.000 condanne a morte. Questo dato è superiore al totale delle esecuzioni registrate in tutto il resto del mondo. Dopo aver introdotto il metodo di esecuzione dell’iniezione di veleno, le autorità cinesi stanno convertendo veicoli commerciali in camere mobili di esecuzione allo scopo di eseguire le condanne immediatamente dopo il verdetto.
«Questo rapporto esce in coincidenza con la riunione odierna dei ministri degli Esteri dell’Ue, sperando che se ne tenga adeguato conto nella valutazione dei criteri che dovranno guidare le future relazioni con Pechino - ha dichiarato Dick Oosting, direttore dell’Ufficio di Amnesty International presso l’Unione Europea. Come negli anni scorsi, il dialogo sui diritti umani con la Cina è una scusa che l’Ue utilizza per non sottoporre alla Commissione Onu sui diritti umani una risoluzione di condanna sulla Cina. Temiamo anche che la riunione dei ministri degli Esteri termini con una posizione più sfumata rispetto a quelle assunte in passato».
«L’Ue ha sempre sostenuto che il dialogo dovrebbe produrre risultati concreti e ha assicurato che quello con la Cina non avrebbe vanificato un controllo pubblico sulla situazione dei diritti umani. Leggendo il rapporto di Amnesty International e considerando il quadro generale di gravi violazioni dei diritti umani che hanno luogo in Cina, queste assicurazioni paiono molto deboli»- ha aggiunto Oosting.
Il rapporto di Amnesty International denuncia il macabro percorso che un cittadino cinese compie dal momento in cui è sospettato di aver commesso un reato a quello dell’esecuzione. Vengono inoltre citati in dettaglio alcuni casi: Chen Guoqing e tre coimputati, accusati di omicidio nel 1996. Nonostante per tre volte le corti di appello avessero riconosciuto che vi erano poche prove a sostegno della loro colpevolezza, che i loro alibi erano credibili e che le confessioni erano state estorte con la tortura, in un ulteriore processo i quattro sono stati nuovamente condannati a morte e rimangono in attesa del verdetto finale.
Zhao Fenrong, condannata a morte per omicidio nel 1998. Nonostante la fragilità delle prove a suo carico e l’uso della tortura per costringerla a “confessare”, è in attesa dell’esecuzione.
Tenzin Deleg Rinpoche, religioso di fede buddista, tibetano. Condannato a morte a seguito di un processo-farsa con l’accusa di aver organizzato un attentato. Il suo coimputato, Lobsang Dhundup, è stato mandato a morte il giorno stesso della sentenza.
Gong Shengliang, religioso di fede cristiana. Condannato a morte al termine di un processo gravemente irregolare, si è visto ridurre la sentenza in ergastolo. Le sue condizioni di salute sono cattive a seguito dei pestaggi subiti in carcere.
La pena di morte è prevista in Cina per i crimini “più gravi”, che comprendono la corruzione e numerosi altri reati non violenti. Il diritto internazionale richiede che la pena di morte debba essere “una misura decisamente eccezionale”.
Una volta arrestato per il sospetto di aver commesso un reato per il quale è prevista la pena di morte, l’imputato non ha pieno diritto all’assistenza legale immediata: ciò avviene, solitamente, al termine degli interrogatori condotti dalla polizia e anche in questo caso tale diritto viene spesso negato o limitato. È proprio durante i primi interrogatori che la persona arrestata viene torturata e costretta a “confessare” il reato. La “confessione” può così essere usata in tribunale e determinare la condanna a morte.
Inoltre, in violazione degli standard internazionali, la legge cinese non prevede la presunzione di innocenza. I condizionamenti politici interferiscono in ogni fase dei procedimenti giudiziari. Le celeberrime campagne “Colpire duro” sottopongono i tribunali a una pressione politica estrema per emettere rapidamente condanne sempre più dure.

[Data pubblicazione: 08/12/2004]

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