Il 75% degli irregolari si introduce nel Belpaese con il visto turistico ma poi non torna più indietro I clandestini arrivano in vacanza Chi ha il passaporto viene rimpatriato, chi lo distrugge ha più possibilità di rimanere |
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Pubblichiamo un articolo apparso ieri sul quotidiano “Italia Oggi”.
chiara cinti
Aumentano i clandestini in Italia, ma paradossalmente il loro ingresso non avviene attraverso i viaggi della speranza ma regolarmente muniti di visto. Secondo i dati forniti dal ministero dell'Interno il 75% degli irregolari attualmente presenti nel Paese è arrivato con il permesso di soggiorno e alla sua scadenza non è più rientrati nella terra d'origine. Solo il 30% degli extracomunitari viene identificato e quindi rimandato a casa. L'altro 70%, invece, non viene identificato in tempo, e neppure le autorità sono in grado di stabilire con esattezza che fine faccia.
Dall'analisi delle 700 mila domande di regolarizzazione presentate nel 2003 e degli espulsi degli ultimi anni, la direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere ha tracciato il primo quadro dei clandestini: “Il 15% ha fatto ingresso in Italia superando i controlli dei valichi di frontiera utilizzando strumenti falsi nascondendosi nei mezzi di trasporto. Il 10% è composto da clandestini sbarcati sulle nostre coste e il 75% è rappresentato dagli overstayer”.
Stando alla Caritas gli immigrati regolari in Italia nel 2003 hanno raggiunto quota 2 milioni e mezzo: 1.512.324 i permessi ufficialmente registrati dal ministero dell'interno, 700 mila i nuovi regolari a seguito della legge Bossi-Fini, 230 mila i minori non conteggiati perché iscritti nel permesso di soggiorno dei genitori, 82 mila i permessi registrati in ritardo e 45 mila i nuovi nati nel 2002 da entrambi genitori stranieri. Ma da quest'anno il numero dei clandestini ha ripreso a correre: nei primi cinque mesi del 2004 gli irregolari rintracciati sono aumentati del 13% rispetto allo stesso periodo del 2003. Eppure, secondo il Viminale, nel 2003 gli ingressi dei clandestini erano stati quasi dimezzati.
L'ACCESSO
Sono sostanzialmente tre le vie d'accesso in Italia per i cittadini stranieri. La prima, quella ufficiale, è regolata dalle quote annuali stabilite dal consiglio dei ministri. In questo caso gli stranieri varcano le frontiere in posizione regolare con tanto di contratto di lavoro.
Sono in costante aumento, invece, gli immigrati che arrivano con il semplice visto turistico Schengen e che poi si trattengono, in maniera irregolare, oltre la scadenza del massimo di tre mesi. E infine i cosiddetti clandestini che approdano sulle coste italiane e attraverso le frontiere terrestri, «si tratta di migranti che non sono riusciti a entrare regolarmente, e una parte di loro è composta da persone che chiedono asilo», spiega Lê Quyên Ng Pình, responsabile area immigrati della Caritas.
Una volta intercettato, il cittadino straniero in posizione irregolare viene trasferito nei centri di prima accoglienza, da qui, dopo i primi soccorsi, viene trasportato nei centri di permanenza temporanea, dove rimane fino a un massimo di 60 giorni in vista dell'espulsione. «Coloro che fanno ingresso con un visto turistico Schengen e rimangono in Italia oltre i termini concessi loro, finiscono per alimentare il lavoro nero», puntualizza la responsabile della Caritas.
«Nel caso degli sbarchi, invece, la situazione è più complessa: di solito tra queste persone ci sono anche coloro che chiedono asilo. E poiché l'Italia non ha un sistema di smistamento efficace rischia di respingere insieme il richiedente l'asilo, che quasi sempre fugge e approda in maniera irregolare sul nostro territorio, e l'irregolare che invece non ha diritto a rimanere qui».
Se lo straniero in situazione irregolare viene identificato subito, scatta immediatamente l'espulsione verso il paese d'origine. Altrimenti l'immigrato è costretto a rimanere nel centro di permanenza temporanea fino a un massimo di 60 giorni. In realtà, secondo il ministero dell'interno, solo il 30% degli irregolari viene identificato e quindi rimandato a casa. L'altro 70%, invece, non viene identificato in tempo. E, quindi, usciti dai centri di permanenza temporanea, i clandestini ricevono un decreto di espulsione che intima loro di lasciare il territorio nazionale entro cinque giorni, pena il successivo arresto. «Quello che succede dopo nessuno lo sa con precisione. Nella maggior parte dei casi non ottemperano l'invito a lasciare il territorio e, fermati nuovamente dalle forze dell'ordine, non avendo un documento di identità, potrebbero nuovamente essere trattenuti presso un centro di permanenza temporanea in attesa di effettuare l'identificazione. In ogni caso, in considerazione dei tempi molto lunghi della giustizia, pur prevedendo il rito direttissimo, i giudici sono costretti a rinviare il processo ad altra udienza e, nel frattempo, lo straniero rimane sul territorio», conclude Lê Quyên Ng Pình.
«Paradossalmente chi ha un passaporto ma non il permesso di soggiorno può essere espulso subito, mentre chi lo distrugge intenzionalmente e rimane non identificabile ha maggiori possibilità di rimanere in Italia più a lungo. Alla luce di tutto questo diventa necessario fare una distinzione netta tra chi pur entrando in modo irregolare ha diritto d'asilo e gli altri stranieri in posizione irregolare. L'Italia è un paese che riconosce dal punto di vista normativo tale diritto, ma ancora si deve dotare di un sistema e di strutture adeguate».
In Italia, secondo l'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, ci sono 12 mila rifugiati riconosciuti, contro quasi 1 milione registrato in Germania. Ogni anno sono 13-15 mila le domande di asilo presentate nel nostro paese, in Germania e nel Regno Unito ne arrivano 60-100 mila.
«Non bisogna far credere all'opinione pubblica che l'Italia è la sola invasa da immigrati e rifugiati. Molti paesi europei hanno iniziato a occuparsene tanto tempo fa», spiega Laura Boldrini, dell'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati.
IL TRAFFICO DEI CLANDESTINI
Dal 2000 a oggi sono diminuiti gli sbarchi sulle coste pugliesi e calabresi. E si è ridotto il flusso di clandestini sulle coste siciliane: 18.225 nel 2002, 14.017 nel 2003, 2.740 ad agosto 2004. Tre le direttrici dei flussi migratori in Italia: chi proviene dalle Filippine, Sri Lanka, India, Cina e Pakistan e Bangladesh; chi, invece, dai paesi del Nord Africa, dall'area del Maghreb e dal corno d'Africa e utilizza gli approdi di Lampedusa, Pantelleria, Ragusa e Siracusa. E, infine, i cittadini dell'ex blocco sovietico e dell'Europa dell'Est.
Per tutti, all'incognita dell'arrivo in Italia si aggiunge la certezza dello sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali che curano il trasferimento e impiegano gli immigrati in lavoro nero fino al riscatto delle somme dovute per il viaggio.
La tratta di persone è ormai una realtà: dall'estate 2003 ad aprile di quest'anno la polizia ha denunciato 142 persone e ne ha arrestate 69. Dal traffico di esseri umani si alimentano diversi filoni criminali: la prostituzione, lo sfruttamento di lavoratori clandestini, il traffico di bambini e di organi umani. Secondo il Viminale il 48% delle prostitute arriva dall'Albania, il 28% dall'Africa (in particolare dalla comunità nigeriana) e il 22% dal Sud America. Negli ultimi anni, infatti, il controllo della prostituzione è passato quasi completamente nelle le mani di organizzazioni straniere.
Lo sfruttamento dei lavoratori clandestini, invece, è una prassi molto diffusa tra le comunità cinesi. Il trasferimento di un cinese in Italia è molto costoso: servono dai 15 ai 20 mila euro. La presenza di organizzazioni criminali cinesi in tutti i paesi nei quali l'immigrato fa tappa fa sì che l'emigrante per saldare il suo debito venga utilizzato come merce di scambio nelle controversie che insorgono tra le organizzazioni.
da “Italia Oggi”
[Data pubblicazione: 11/08/2004]
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