Via libera della Commissione Affari Costituzionali: il Federalismo sbarca in aula Calderoli: «Passi avanti sulla strada delle riforme»
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FABRIZIO CARCANO
Volge verso il sereno, finalmente, il barometro politico della Casa delle Libertà che, nelle ultime settimane, aveva quasi sempre fatto segnare maltempo. La decisione dell'Udc di congelare gli emendamenti al ddl di riforme, per rimandarli al tavolo tecnico di agosto, e il voto con cui la Commissione Affari Costituzionali ha licenziato il suddetto testo fanno intravedere spiragli di sole dopo un lungo periodo di buio.
«Quella di oggi (ieri per chi legge, ndr), è stata certamente una giornata positiva. Abbiamo votato tutti gli emendamenti, non solo, li abbiamo votati tutti all'unanimità, e sempre all'unanimità abbiamo votato il relatore del testo. E abbiamo finito con un giorno e mezzo di anticipo il lavoro in commissione», spiega il ministro per le Riforme, Roberto Calderoli, principale artefice dell'operazione politica che ha permesso di sbloccare la situazione di stallo che si era venuta a creare intorno al ddl di riforma federalista.
Ministro Calderoli, è soddisfatto della decisione dell'Udc di congelare gli emendamenti, che ha consentito l'approvazione del testo del ddl in commissione?
«Noi volevamo che ritirassero gli emendamenti. Il termine tecnico era il ritiro, non il congelamento. Nei giorni scorsi abbiamo dato la disponibilità per discutere su quelli migliorativi, ma non su quelli che avrebbero determinato degli stravolgimenti e questa disponibilità è stata apprezzata. Ora vedremo di fare anche questo lavoro: mi sembra che la volontà di trovare un accordo sia stata dimostrata da tutti».
Il passaggio in Commissione è stato superato, ora tocca all'aula...
«Il voto unanime sugli emendamenti e sul relatore sono un segnale estremamente positivo. Mi sembra che ci siano tutte le condizioni per poter incardinare il provvedimento in aula entro la fine di luglio».
Giovedì potrebbe essere il giorno buono?
«Potrebbe esserlo. Vedremo come andranno i lavori sul resto: dipende dagli altri provvedimenti il momento in cui andrà in aula il ddl sulle riforme. In fin dei conti l'aula significa solo fare la relazione del relatore ed eventualmente degli interventi. Non essendoci voti o pregiudiziali, basta farlo in un momento di tranquillità dell'aula».
A quel punto si chiuderà la verifica politica?
«Abbiamo detto che la verifica politica si chiude quando andrà in aula il provvedimento e questo deve ancora succedere. Ma abbiamo fatto un passo molto importante in avanti, il voto in commissione e il mandato al relatore sono fondamentali. Visto che in commissione non ci sono tante possibilità di contingentamento, era possibile che il provvedimento arrivasse in aula senza il relatore. Il fatto di avere un relatore penso sia un segnale positivo, il fatto che gli emendamenti siano stati votati all'unanimità rappresenta un altro segnale positivo. Ribadisco: mi sembra che la volontà di trovare un accordo sia stata dimostrata da tutti. Ora il principio su cui lavorare è che nulla sia stravolto ma che si migliori ciò che può essere migliorato».
Appuntamento quindi a Lorenzago di Cadore?
«Mah, vedremo. È positivo il fatto che abbiano accolto il mio invito di sedersi ad un tavolo tecnico. C'è chi mi propone di farlo a Pantelleria, chi in Puglia, chi in Abruzzo. Ho proposto Lorenzago per un significato simbolico: il fatto che ho ricevuto un sacco di richieste per fare questo tavolo in altri posti significa che, evidentemente, l'esperienza di Lorenzago è stata positiva, visto che ora tutti sono attirati dal fatto di farlo in casa loro».
Anche un anno fa, di questi tempi, la CdL era nel bel mezzo di una bufera politica e Lorenzago portò il sereno...
«Mi auguro che, come l'anno scorso, Lorenzago serva per migliorare i rapporti interni e la voglia di lavorare insieme, non solo sulle riforme. L'auspicio è che questo clima di collaborazione, che già aveva dato i suoi frutti la scorsa estate al tavolo di Lorenzago in Cadore, riguardi non solo la questione del federalismo, ma tutti i temi concernenti l'ultimo periodo della legislatura».
Un tavolo più politico che tecnico quindi?
«Sono sempre convinto che le riforme rappresentassero il sintomo di un malessere generale della maggioranza. C'era, e c'è ancora visto che l'operazione non è completa, la necessità di fare chiarezza, su tutto per arrivare al 2006. Nascondersi come fa lo struzzo, che mette la testa sotto la sabbia, non serve a nessuno».
Il peggio sembra essere alle spalle: intravede il sereno all'orizzonte?
«Il sereno lo vedrò alla fine. Certo adesso stiamo meglio di ieri, anche se il cammino che abbiamo davanti è ancora lungo. Cambiare questo benedetto Paese è un'impresa difficilissima, perchè al di là delle posizioni politiche, ci sono poi i poteri forti e l'apparato burocratico, che vedono il cambiamento come fumo negli occhi. E' chiaro che dietro ogni angolo c'è da aspettarsi un trabocchetto. Comunque andiamo avanti sulla nostra strada».
Tabacci sostiene che gli emendamenti non possono essere esaminati a Lorenzago.
«Il segretario dell'Udc è Follini, il presidente è Buttiglione, il capogruppo è Volontè: io interloquisco con loro, non con Tabacci che ha, su tutti gli argomenti, posizioni diverse sempre dalla maggioranza e dal suo partito. Non mi interessa quello che dice Tabacci».
La sinistra ha scelto di abbandonare i lavori della Commissione Affari Costituzionali.
«Niente di nuovo. Questa volta hanno usato il pretesto di Lorenzago, l'altra volta al Senato hanno utilizzato un altro motivo e hanno mollato anche là. Noi la disponibilità l'abbiamo data. Personalmente cercherò di dialogare anche con loro. Perchè sono convinto che il testo possa essere migliorato sotto l'aspetto delle cosiddette garanzie costituzionali».
Rimane uno spiraglio aperto per l'opposizione dunque?
«Non ho la minima difficoltà - conclude il ministro Calderoli - a confrontarmi anche con loro. Se dovessero chiedermelo...».
[Data pubblicazione: 27/07/2004]
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