Il Massimo Flop di Calearo: sconfitto pure a casa sua
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Leonardo Boriani
C’ è un Flop, con la Effe maiuscola, che gira tra di noi, in Padania, precipuamente nel Nordest. Ha la facciotta rosea e ben pasciuta di chi è cresciuto a pane e convinzione di essere un grande, il capello gonfio e cotonato da vip confindustriale, l’ovvio abito gessato e quell’aria boriosa tipo «vi spiego tutto io».
Di nome fa Massimo e di cognome Calearo, un uomo per tutte le stagioni che nel giro di pochi mesi è balzato da un ruolo all’altro, da una sedia all’altra, da una dichiarazione all’opposta (dapprima, pro opposizione contro Prodi e, poco dopo, pro Veltroni contro Pdl e Lega), andata e ritorno, destra e sinistra, impazzito come una pallina di roulette, fino a fermarsi sul colore rossoverde d’er sindaco de Roma. Il quale, entusiasta di una simile conquista, si era scatenato in una serie di dichiarazioni sulla conquista del potere che più ottimistiche non si poteva. Come si dice “si può fare” in lingua veneta? E vai Calearo: “Se pol far...”. Uno (Uolter) più uno (Massimo) uguale uno. La vittoria era ormai dietro l’ angolo. E pazienza se quella lingua al cianuro di Cacciari avesse profetizzato che «non credo che Calearo possa spostare un solo voto verso di noi» o che Europa, il quotidiano, avesse scritto «non sposterà molto più del voto dei propri parenti». E pazienza se le prime uscite pubbliche, cioè, in tivvu, del futuro ministro veneto (Veltroni dixit) fossero state da far drizzare i capelli a un calvo. Disastrose per l’impatto mediatico e per l’immagine passata, di uno senza carne né pesce.
A Costabissara, nel Vicentino, paese natale di Mister Flop, a dire il vero, qualche dubbio lo si nutriva sui possibili successi, visti anche i precedenti non proprio rose&fiori del nostro, ma la granitica certezza di Uolter - ricordate le ultime frasi prima del weekend elettorale? «Siamo davanti ad una rimonta spettacolare» - fornivano, alla fine, anche speranze. Flebili, a bassa voce, sotto traccia, ma sempre di speranze si trattava.
Il big bang nella cittadina veneta è arrivato lunedì, attesissimo ovviamente. E il bang si è trasformato con il passar delle ore in un sonoro bong, una di quelle botte che ci vuole una vita a riprenderti. Berlusconi e Lega sono andati al 53 per cento, portandosi a casa la vittoria: il Carroccio, in particolare, ha registrato una superbalzo che lo ha proiettato dal 7 al 26 per cento! Per Calearo - industriale, futuro ministro, opinionista, interprete dei desideri della sua gente e della sua terra - una scivolata di quelle che fanno male. Ad accorgersene, naturalmente.
Risultati alla mano, raffrontandoli con quelli dell’ Unione 2006, ha fatto guadagnare al Pd 105 voti, da 1093 a 1198, per un totale del 27 per cento. Un Flop pazzesco sul quale nemmeno il povero Veltroni ha speso una parola: fatti i conti, sommato sottratto diviso moltiplicato, si è reso conto pure lui che Calearo gli aveva portato in dote solo i voti dei parenti, più o meno stretti, di qualche amico, di alcuni compagni di infanzia - quelli che non ti abbandonano mai -, forse di qualche lavoratore della sua azienda, anche se pochi ci scommettono su questo.
Una bella avventura finita in modo fantozziano, con un finale tragicomico.
E lui, Mister Flop ? Impagabile: «Abbiamo aperto una breccia nel muro del Nord». Ma va in mona.
[Data pubblicazione: 19/04/2008]
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